Scorgo in lontananza una figura tozza. Si muove in modo irregolare, come se fosse in difficoltà. Come uno zombi, penso. E avverto subito una sensazione di disagio. Man mano che si avvicina i contorni si definiscono meglio. Una donna. Forse anziana. Si muove a fatica per l’età. Il disagio passa. Non ho nulla da temere. Posso inserire quella figura in movimento nella costellazione liturgica. Quella procedere irregolare è socialmente accettata, perché dovuta a difficoltà oggettiva, fisica: e non a una incapacità psichica di stare nel sistema liturgico, per grave mancanza organica o momentanea imposanimità.