Fenomenologia dell’altro. Tutto ciò che mi spaventa nell’altro - la possibilità della violenza cieca: soprattuto il fatto che, in certe circostanze, può uccidere con la convinzione di fare cosa buona, perfino santa - è anche in me stesso. È una consapevolezza non immediata: vi si giunge attraverso la riflessione. Ognuno è convinto di essere buono, ed è per questo che coloro che credono nell’esistenza dell’inferno non ne sono terrorizzati: ognuno è in fondo convinto di essere destinato al paradiso, e che all’inferno siano destinati altri. Non posso negare tuttavia che qualsiasi possibilità umana sia anche in me, in quanto essere umano. Io stesso, in certe circostanze, posso fare le stesse cose che mi suscitano orrore al solo pensiero che un essere umano sia stato capace di farle. È stato capace: dunque è umanamente possibile. E io sono umano.

Da questa consapevolezza derivano due cose: orrore verso me stesso e compassione verso l’altro. E compassione verso me stesso, nella misura in cui considero me stesso come un altro.