Dopo aver curato un tumore alla parotide e uno ai polmoni, mio padre decise di non curare un terzo tumore al fegato. Gli avevano prospettato la pssibilità di un intervento — invasivo, certo, ma non più di altri interventi: e si trattava di evitare la morte certa. Disse di no. Non voleva fare più nulla. E le possibilità sono diverse. Può essere che, stando relativamente bene (il tumore ai polmoni non gli dava quasi alcun fastidio, e i sintomi più dolorosi di quello al fegato dovevano ancora manifestarsi), l’eventualità prossima dell’intervento lo spaventasse più di quella più remota del peggioramento della malattia. Può essere che, come succede dopo una certa età, fosse semplicemente stanco, e si fosse abbandonato a un certo fatalismo. Ma può anche essere che sia giunto ad accettare la morte come parte della vita, cui non ha senso resistere — non dopo una certa età. In questo caso avrei, dopo tutto, qualcosa da imparare da lui.