Fenomenologia dell’altro. L’altro può fare molte cose. Può carezzarmi, ma anche ferirmi. E, al limite, può uccidermi. La possibilità di essere ucciso è sempre presente, latente, nell’incontro con l’altro. Ed emerge quando le azioni dell’altro cessano di seguire il copione culturale.
Sono nell’autobus. La persona seduta di fronte a me mi lancia un’occhiata rapida. Serve a dire che sa che ci sono, prende atto della mia presenza, ma non mi disturberà. Scende alla prossima fermata. Si siede al suo posto una persona che comincia a fissarmi in modo insistente. Il suo piede tocca la mia gamba per due volte. Due cose non previste dal copione culturale. Scendo alla fermata successiva. E mi accorgo di essere seguito. Ed ecco salire l’angoscia di fondo della relazione con l’altro.
Ogni scarto dal copione culturale porta con sé la minaccia della violenza. Ma anche della poesia.